VISION-BOOK (esempio)

Ecco un piccolo regalo per i miei lettori. Qui sotto potete leggere uno stralcio di Figli delle stelle – Le origini, che trovate a pagina 84: la cena tra gli archeologi e le 12 famiglie di Civita di Bagnoregio. In questa parte del libro, una delle protagoniste, Sonia Tucci, prima di sedersi al tavolo con gli altri commensali, passando per il corridoio che introduce alla sala del ricevimento, vede alcuni misteriosi quadri medievali con all’interno raffigurati degli UFO. Bene, questi quadri esistono per davvero, non sono frutto della mia fantasia e li potete vedere qui sotto, subito dopo lo stralcio del mio libro.

Questo è un esempio di Vision-book, un esperimento che diventerà fattuale con l’uscita del mio prossimo romanzo L’angelo del male – Il risveglio (pubblicazione prevista a dicembre 2020). Per mostrarvi cosa intendo con il termine Vision-book, ho ripreso uno stralcio del romanzo Figli delle stelle ed ho messo in grassetto alcune parole (naturalmente il grassetto non è ora presente nel libro cartaceo) che vi rimanderanno alla sezione apposita del mio blog, dove potrete ammirare quello che state leggendo. Ci saranno foto, video, e spiegazioni storiche o altre descrizioni attinenti alla parola selezionata, la maggior parte delle volte sarà riferito a un luogo.

Nel prossimo romanzo questi termini faranno riferimento soprattutto a luoghi della mia terra, la Lunigiana, posto misterioso e affascinante. Spero che la mia idea vi piaccia.

tratto da Figli delle stelle – Le origini

Cena con le famiglie di Civita

Per sancire la collaborazione tra gli abitanti di Civita e il Team, le 12 famiglie del borgo avevano organizzato una cena di benvenuto.
All’imbrunire, gli archeologi raggiunsero l’ex palazzo comunale situato nella piazza principale. Il banchetto si sarebbe tenuto proprio lì, offerto dai Rufo, la famiglia più importante della provincia.
La piazza era animata da gran fervore.
Chi non era stato invitato si era riunito per vedere, anche solo per pochi istanti, quegli uomini di scienza.
L’aria di carne arrostita e pane appena sfornato stuzzicava già l’appetito dei convenuti; proveniva dal palazzo con le finestre illuminate che squarciavano il grigiore invernale.
Sonia attraversò il corridoio che introduceva alla sala dei ricevimenti. Le torce dentro le nicchie delle pareti illuminavano il lungo atrio donandogli un’aurea mistica. Numerosi quadri adornavano i muri in pietra, quasi fosse l’esposizione di una galleria d’arte.
Ogni dipinto riportava una targhetta con indicato autore, titolo e anno. Sonia li scrutò con attenzione e alcuni brividi le attraversarono la schiena. Non sapeva perché fosse così attratta da loro, ma non riusciva a staccare gli occhi.
Si accostò ulteriormente per esaminarli da vicino:
La Crocifissione di Cristo
La targhetta non riportava il nome dell’autore, forse ignoto, ma indicava come anno di produzione il 1350. Rappresentava la crocifissione del Nazareno.
L’attenzione dell’archeologa fu attirata da oggetti particolari che si libravano in aria nell’angolo del dipinto. Allibita, guardò un secondo quadro e chiamò vicino a sé Ghersi.

Il Battesimo di Cristo
Il dipinto dell’olandese Aert di Gelde, era ancora più destabilizzante. Sopra una scena tradizionale del battesimo campeggiava un oggetto discoidale con vari fasci di luce proiettati verso Gesù.
Sonia diede una piccola gomitata sul costato di Ghersi. Ogni quadro aveva riferimenti ad oggetti misteriosi ed estranei al tema riprodotto.
Il suo sguardo era già stato attratto dall’altra parete dove, padrone della scena, era un quadro meraviglioso.

La Madonna con San Giovannino
Lo aveva già visto molte volte, ma mai aveva notato il dettaglio dietro alla figura della Madonna: un uomo guardava verso l’alto riparandosi gli occhi dai raggi del sole, mentre il suo cane abbaiava contro un Oggetto Non Identificato sospeso in aria.

Davide, già di qualche passo più avanti, fece cenno a Sonia di raggiungerlo. Di fronte a sé aveva il quadro più scioccante di tutti:


Il miracolo della neve
Masolino aveva raffigurato una misteriosa nevicata avvenuta a Roma nell’agosto del IV secolo. Cittadini sconvolti indagavano su quel tempo insolito, mentre nuvole a forma discoidale riempivano il cielo come fosse in procinto un’invasione dall’alto.
Lo sguardo di Sonia era già sul quadro successivo, quando la voce del “padrone di casa” la richiamò all’ordine:
«Sono 12 quadri. Ogni famiglia ne possiede uno nella propria abitazione, queste sono solo delle riproduzioni, ricreate per mostrare la collezione completa. Ma ora mi segua al tavolo, mancate solo lei e il suo collaboratore. Così possiamo iniziare con le prime portate.»
Sonia si scusò per essersi attardata e strinse la mano del padrone di casa in modo amichevole. Lo sguardo le cadde sulla cicatrice che l’uomo aveva vicino al dito medio, un taglio identico al suo. Sorrise per quella strana coincidenza poi seguì Tosco Rufo lungo il corridoio.
Tosco, chiamato il Sindaco per il ruolo e l’autorità con la quale imperava sopra le 12 famiglie, era un soggetto caratteristico: spalle larghe leggermente incurvate e chioma rossa come le fiamme dell’inferno; sguardo al confine tra l’innocente e il maligno, forse entrambi rilucevano in quelle iridi misteriose; naso gibboso e bocca sottile, quasi gli fosse stato amputato il labbro superiore.
Non sapeva perché, ma Sonia provava simpatia per quell’uomo.

La Madonna con San Giovannino

L’opera “ufologica” più conosciuta e citata in libri e pagine web è la Madonna con Bambino e San Giovannino, esposta a Palazzo Vecchio a Firenze. È stata attribuita a Jacopo del Sellaio o, più recentemente, a Sebastiano Mainardi, artisti della fine del Quattrocento fiorentino, l’epoca della
Repubblica e delle predicazioni di Gerolamo Savonarola.

È questo il dipinto che più ha fatto discutere gli ufologi, che vedono nella scena in alto a destra, dietro le spalle della Madonna, la testimonianza di un “incontro ravvicinato” con un oggetto volante non identificato. Nella scena in questione vediamo un personaggio che, con una mano sulla fronte, guarda verso una apparizione nel cielo. Con lui è un cane e anche l’animale guarda verso lo strano oggetto.

A prima vista quell’oggetto che compare alle spalle della Vergine pare davvero strano: una piccola nuvola scura dalla quale escono raggi luminosi. C’è perfino un uomo su una collina che guarda proteggendosi gli occhi con una mano, e pure il cane vicino a lui osserva l’apparizione in cielo.

In un articolo di Daniele Bedini, pubblicato in Notiziario UFO – n. 7 (Luglio – Agosto 1996) si legge: «Si rileva chiaramente la presenza di un oggetto aereo, color grigio piombo, inclinato sulla sinistra e dotato di una “cupola” o “torretta”, apparentemente identificabile come un mezzo volante di forma ovoidale in movimento.»

Ancora una volta farò riferimento all’ottimo lavoro di Diego Cuoghi”

“Ma questa non è la sola particolarità del dipinto, in alto a sinistra vediamo infatti la Stella della Natività accompagnata da altre tre piccole stelle o fiammelle. Questi particolari, “tre stelle” e “nube luminosa” ci fanno capire che questo dipinto si rifà ad un modo austero e rigoroso di intendere non solo i soggetti sacri ma tutta la vita cittadina predicato da Fra Girolamo Savonarola, proprio nella Firenze della fine del XV secolo. Dopo la cacciata dei Medici a Firenze venne instaurata la Repubblica, che Savonarola orientò in modo teocratico, esercitando una ferrea sorveglianza ed arrivando perfino ai pubblici “roghi delle vanità” del 1496-97, quando vennero raccolti e bruciati in piazza carte da gioco, dadi, acconciature, ornamenti, libri considerati osceni, fino ai quadri e agli oggetti preziosi. La predicazione di Savonarola influenzò moltissimo le opere d’arte di quel periodo, e diversi artisti, come ad esempio Sandro Botticelli, arrivarono a rinnegare le commistioni cristiano-pagane di tante opere precedenti ispirate ai concetti del neoplatonismo, per dipingere soggetti mistici in uno stile più “puro”, ma anche più rigido, arcaico e didascalico.
La simbologia religiosa presente in questa Madonna si rifà quindi a una iconografia più antica, che nella Firenze dell’umanesimo e del neoplatonismo si era perduta. Le tre stelle ad esempio sono visibili in dipinti del secolo precedente, ma soprattutto nelle icone bizantine della Madonna. Si trovano raffigurate spesso nel velo (sulle spalle e sulla fronte); altre volte vengono sostituite da tre raggi, ma in tutti i casi sono un simbolo della triplice verginità della Madonna, prima, durante e dopo il parto.”

Osservazioni che paino ineccepibili. Ma continuiamo a seguire i ragionamenti di Cuoghi

“Torniamo al particolare precedente, quello interpretato come ufologico. In moltissime altre “Natività” del ‘400 e del ‘500 troviamo una scena simile. Si tratta dell’annuncio ai pastori, narrato nel vangelo di Luca:
«C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore...»”
Ecco la scena dell’annuncio ai pastori come appare sullo sfondo di una Natività di Vincenzo Foppa conservata al Detroit Institute of Arts:

Scrive ancora Cuoghi nel suo pezzo:
“L’angelo esce da una nube scura al cui interno brillano raggi dorati, e, proprio come nel dipinto di Palazzo Vecchio, la scena viene osservata da un pastore che tiene la mano sulla fronte.”

L’analisi di Cuoghi continua la sua corsa:

“Nel caso in esame però, anche a un forte ingrandimento, quell’oggetto non rivela la presenza di un angelo come nel racconto evangelico e nell’altro tondo, ma solo della nube che irradia luce. Dobbiamo ricordare che in quell’epoca i soggetti sacri non venivano tratti solo dai quattro vangeli canonici, ma anche dagli apocrifi, testi più tardi, spesso di carattere popolare e narrativo.
Uno dei più famosi era il Protovangelo di Giacomo, dal quale Giotto trasse le Storie dell’Infanzia di Maria, il più citato nella definizione del dogma della Verginità. E proprio in questo vangelo apocrifo troviamo una scena della Natività in cui non compare un angelo, come nella versione più conosciuta, ma una “nube luminosa”:
“[19, 2] Si fermarono nel luogo dov’era la grotta, ed ecco una nuvola luminosa adombrava la grotta. […] E subito la nuvola si dissipò dalla grotta e apparve una grande luce nella grotta, tanto che i nostri occhi non la potevano sopportare”

Anche in questo caso abbiamo l’accenno a una luce abbagliante, che giustifica il gesto del pastore che si ripara gli occhi con la mano. La scena della natività con la sola nube è meno diffusa, ma la possiamo trovare, ad esempio, in una Natività (1424) del pittore tedesco Master Francke.

Nella Natività di Lorenzo Monaco (Metropolitan Museum, New York) invece la nube luminosa, molto simile a quella del tondo di Mainardi, compare sulla testa della Madonna mentre a destra l’angelo, sbucando da un’altra nube luminosa, appare ai pastori.

Mario Bussagli in Storia degli angeli (Rusconi, 1991) scrive che “nel complesso il Medioevo si rivelò come un periodo centrale per lo sviluppo dell’iconografia angelica, le cui soluzioni furono successivamente reinterpretate in senso decisamente naturalistico dalle successive culture rinascimentale e barocca. È il caso degli “Angeli nuvola” che vennero più avanti riproposti come figure alate sorrette da soffici cuscini di vapore”.
Quindi la “Madonna dell’UFO” a un esame più accurato si rivela “solo” una bella opera d’arte rinascimentale, che non contiene raffigurazioni di fantascientifici UFO ma che, al contrario, forse in seguito alle infuocate predicazioni di Gerolamo Savonarola nella Firenze di fine Quattrocento, si rifà a concetti stilistici arcaici, con richiami alle icone bizantine e a raffigurazioni sacre più antiche.”

Sembra tutto chiarito, lapalissiano, quando mi imbatto in un bel articolo pubblicato su UFO International Magazine da Emilio Acunzo che fa alcune osservazioni interessanti.

Secondo lo scettico, dice Acunzo, l’oggetto rappresentato nel quadro Madonna con bambino e San Giovannino sarebbero gli angeli avvolti in nuvola nell’atto di annunciare ai pastori la nascita di Gesù, così come descritto nel Vangelo di Luca.
In realtà, nel Vangelo canonico di Luca si parla di luce e di angeli e non di nuvole, inoltre, osservando i vari quadri presi come esempio dallo stesso, la presenza della nuvola è accompagnata sempre da angeli o da evidente luce. Nel quadro, però, è presente solo un’ipotetica nuvola, non c’è traccia di angeli né tanto meno di luce [in realtà, come abbiamo visto nell’ingrandimento della nuvola mostrata poco sopra, si vedono piccoli raggi dorati che la contornano].
Lo scettico spiega questa incongruenza con il fatto che l’artista si sarebbe ispirato ai Vangeli apocrifi, in particolare al Protovangelo di Giacomo […]
In poche parole, l’oggetto raffigurato nel quadro ufologico sarebbe una rappresentazione non antropomorfa ma simbolica dell’angelo come nuvola, che trova ispirazione da Vangeli apocrifi; in ogni caso questa risposta non risponde all’eterno dubbio.
Acunzo vede nell’assegnazione del quadro al Mainardi una pregiudiziale iniziale in quanto il pittore sarebbe stato influenzato da Gerolamo Savonarola. Scrive Acunzo: La Madonna con bambino e San Giovannino è stata oggetto di diverse attribuzioni. Il cartellino del museo dice Jacopo del Sellaio, ma nella scheda del catalogo si legge che il dipinto è attribuibile piuttosto a Sebastiano Mainardi. Inoltre, uno studio recente di Alberto Lenza (2007) propone come autore il ‘Maestro del Tondo Miller’, da alcuni identificato nel figlio di Jacopo del Sellaio, arcangelo. Invece, lo scettico dà per certo, ed è fondamentale per le sue ipotesi, che il quadro sia stato realizzato da Sebastiano Mainardi […] Ma se consideriamo come autori del quadro il figlio del Sellaio o lo stesso, le sue ipotesi non possono essere applicabili, in quanto lo scettico sostiene che nel realizzare il dipinto abbia tratto ispirazione dai dettami di Savonarola, perché i suoi quadri avrebbero similitudine con Lorenzo di Credi, pittore seguace del frate. Ma lo stesso si può dire per Jacopo del Sellaio o il figlio Arcangelo? In ogni caso, pur concedendo allo scettico che il quadro sia stato realizzato dal Mainardi, è logico sostenere che egli abbia rappresentato un angelo con una nuvola ispirandosi al Vangelo di apocrifo per non fare ingelosire il Savonarola, quasi a considerare il frate come un critico d’arte che voglia stabilire i criteri tecnici […]
In realtà, al Savonarola poco importava dei simboli arcaici, ciò che non sopportava era la presenza non della figura antropomorfa dell’angelo, ma che questi fosse rappresentato nudo con atteggiamenti ambigui, infatti sono molti gli angeli rappresentati da Lorenzo di Credi non ricorrendo al simbolo nuvola, logicamente disegnati in maniera non oscena.”

A voi l’ardua sentenza.


Il Battesimo di Cristo

Aert de Gelder (Dordrecht, 26 ottobre 1645 – Dordrecht, 27 agosto 1727) è stato un pittore olandese.
Allievo di Samuel van Hoogstraten, a sua volta discepolo di Rembrandt, Aert de Gelder fu a sua volta nell’atelier del celebre caposcuola olandese dal 1661, ad Amsterdam, diventando quello che è considerato il suo più giovane allievo di rilievo.
In seguito, dopo essere tornato nella sua città natale, visse ritirato, lavorando a opere relativamente trascurate dalla committenza e dalla critica più importante.
Come autore di scene bibliche e di ritratti il suo stile si ispirò a quello dell’ultimo Rembrandt, portando fin nel XVIII secolo le sue idee artistiche, senza venire influenzato dalle nuove mode. Dal punto di vista artistico la sua opera non può essere considerata come un’imitazione passiva del maestro, anzi spicca per inventiva nella narrazione, per il gusto teatrale, e per la forte carica espressiva dei personaggi, che ne hanno fatto, dopo la riscoperta, uno dei più significativi interpreti della pittura olandese della fine del XVII secolo.

Al Fitzwilliam Museum di Cambridge è presente l’opera dell’artista olandese De Gelder, attivo nella seconda metà del ‘600. Mentre Giovanni Battista si appresta a battezzare il Salvatore in alto è possibile osservare una strana figura, da molti interpretata come un ufo intento a proiettare dei raggi sui due personaggi.
Secondo gli studiosi ufficiali l’immagine rappresenta semplicemente un battesimo così come era dipinto di consuetudine tra gli artisti di genere. Il disco volante non sarebbe altro che la presenza divina dello Spirito Santo, associata a quella della colomba, visibile a stento nel disco, mentre i raggi raffigurerebbero il battesimo dell’Altissimo nei confronti del figlio. La scelta iconografica del disco dipenderebbe dal fatto che anche la religione cristiana, come tante altre, collega la propria divinità al sole.

Secondo i cospirazionisti il quadro conterrebbe la prova che vede gli alieni aver assistito al battesimo di Gesù.
Il Battesimo di Cristo di Aert De Gelder, dipinto nel 1710, ha sconvolto i cacciatori di alieni poiché sembra mostrare un UFO sopra Gesù. Infatti nel dipinto, Giovanni Battista, si trova insieme a Gesù nel fiume Giordano per battezzarlo davanti ad una folla enorme. Al di sopra di loro c’è un oggetto che manda un fascio di luce su Gesù e il Battista. L’oggetto in questione, però, non è il Sole, ma sembra proprio una grande nave spaziale che manda un enorme fascio di luce sui due per illuminarli. L’oggetto in questione non può essere il Sole, poiché appare metallico e dalla forma molto simile a quella di un disco volante, circolare e luminosa.
Gli scettici crederebbero che De Gelder avrebbe voluto rappresentare il versetto della Bibbia che recita: “Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui.” Ma sul sito Web Ancient Aliens gli studiosi di alieni hanno spiegato che questa scena è molto interessante poiché nel dipinto si vede chiaramente che l’oggetto, che manda il fascio di luce su Gesù e il Battista, non è il Sole ma una grande sfera metallica.
Potrebbe essere che questo dipinto volesse comunicare ai posteri che Gesù era legato agli alieni e soprattutto che fosse di origine aliena?

Per analizzare ulteriormente la questione mi rifarò ora all’indagine di Diego Cuoghi, riportata nel sito Sprezzatura.it (consiglio la visita del sito perché analizza molti quadri considerati “eretici” per la presenza di UFO. Quanto ricavato dall’analisi dei quadri, anche se viene dimostrata l’assenza di UFO, non fa venire in meno l’idea che l’essere umano sia un OGM)

Riporto ora un versetto del vangelo di Luca, (anche gli altri sono simili e non è il caso di riportarli).

«Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu un voce dal cielo: Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto.» (Lc. 3,21)
Bene nell’ingrandimento quello che si vede al centro del disco è proprio una colomba

Continuiamo l’analisi.
Cuoghi ci spiega nel suo pezzo che lo Spirito Santo in forma di colomba è spesso raffigurato all’interno di un cerchio luminoso dal quale partono i raggi che simboleggiano la Grazia divina. Qui vediamo la classica rappresentazione della terza persona della Trinità, tratta da “La Disputa del Sacramento” di Raffaello e dal Battesimo di Cristo del Perugino:

Ecco le conclusioni di Cuoghi:

“Nel dipinto di Aert De Gelder intitolato “Battesimo di Cristo” non ci sono UFO. Il disco luminoso nel cielo è simile a tanti altri, che compaiono in moltissimi “Battesimi di Cristo”, al cui interno è raffigurata la colomba simbolo della terza persona della Trinità. Nel catalogo del Fitzwilliam Museum infatti il dipinto viene descritto così: “Sullo sfondo di un paesaggio collinare, Gesù è battezzato da Giovanni, tra un cerchio di spettatori. Le due figure sono illuminate dai raggi provenienti dalla Colomba in alto sopra di loro, in una generale oscurità …”.


La Crocifissione di Cristo

Il primo quadro incontrato da Sonia nel palazzo comunale è La crocifissione di Cristo, che si trova dietro l’altare del monastero di Visoki Decani in Kosovo. Prima di spiegarvi il quadro, vorrei dire due parole sul bellissimo monastero che dal 2004 è patrimonio dell’UNESCU.

Monastero di Visoki Decani. 

Il grande complesso monastico sorge a circa 12 chilometri dalla città di Pec.  Fu fondato nel 1327 dal re serbo Stefano Decanski, da cui, appunto, l’etimo “Decani”. Quel periodo fu l’epoca d’oro del Kosovo come centro della Cultura e Religiosità serba, basti pensare che l’Arcivescovo serbo-ortodosso risiedeva nella città di Pec. Quando morì, nel 1331, lo stesso Stefano Decanski vi venne sepolto.

Nel 1335 l’intero complesso venne terminato dal figlio Stefan Uros Dusan, primo Imperatore serbo. Gli straordinari cicli decorativi interni vennero completati nel 1350. La struttura del Monastero di Visoki Decani, pur essendo una splendida realizzazione di cultura serbo-bizantina, si ispira allo stile romanico. Ed è questa la temperie culturale, a metà strada tra Oriente ed Occidente, di cui si deve tener conto per spiegare la presenza di presunte raffigurazioni di Ufo ante litteram.

Esaminiamo ora il grande affresco che decora il terzo livello della cupola della chiesa, rappresentante la Crocefissione di Cristo. La scena si volge all’esterno di una Gerusalemme con la cinta merlata di una città. Cristo in croce divide il registro iconografico in due parti. A sinistra (per chi osserva l’affresco) si notano i soldati romani che si contendono le vesti del Messia, il gruppo delle Pie Donne e San Giovanni. A destra, invece, ci sono altri personaggi sia con l’aureola che senza e si riconosce il centurione Longino. Sopra tutto e tutti volteggiano alcuni angeli immortalati in atteggiamenti curiosi che sono stati anch’essi usati come prova dell’effettiva raffigurazione di oggetti volanti nell’affresco.

Quanto ai presunti UFO, questi sarebbero due strani oggetti posti nel cielo sopra le mura merlate della città, ai lati della Croce.

Si parlò di questa opera per la prima volta nel 1966. Quando i particolari enigmatici dell’affresco, che si trovano acirca 15 metri da terra, furono notati da Aleksander Painovich, l’uomo scattò le foto e mentre le analizzava scorse nell’affresco due oggetti aerei. Nel primo un uomo sembra pilotare l’oggetto mentre, rivolto all’indietro, controlla la traiettoria del “velivolo” che segue. Le foto di Paunovich furono pubblicate nel 1966 dalla rivista yugoslava “Lumiere” e ripresa, tre anni dopo, da un articolo di Viatecheslaw. Zaitsev era un convinto assertore della presenza di raffigurazioni di Ufo in antiche opere d’arte. Per lui persino la Bibbia era infarcita di fenomeni Ufo e persino Gesù Cristo non era altro che un extraterrestre giunto sulla terra per aiutare gli uomini.

L’articolo in lingua francese di Zaitsev servì a far conoscere l’affresco di Visoki Decani in Occidente. In molti sostengono che la lettura e la spiegazione dei due oggetti volanti scoperti da Paunovich e descritti da Paoletti, sia di tutt’altro genere. Riporto l’analisi fatta nel sito web il Punto del mistero da Giancarlo Pavat: (un bel sito che consiglio di consultare per notizie e analisi dettagliate)

Dal punto di vista architettonico che iconografico, il monastero è una sorta di summa d’altissimo livello artistico della Cultura Serbo-bizantina, seppur con influssi occidentali, palesi nella presenza di stilemi romanici. Ad esempio negli splendidi bassorilievi dei capitelli e dei basamenti delle colonne della navata. Ed infatti i due “Ufo” sono perfettamente spiegabili razionalmente proprio alla luce dell’arte cristiana medievale sia occidentale che orientale. Non sono altro che il risultato di un topos iconografico molto diffuso durante il Medio Evo europeo che affonda le radici addirittura nella Classicità Greco-romana di cui l’Impero Bizantino fu erede diretto. Un modello, in sintesi, secondo il quale i due “oggetti volanti” non sono altro che raffigurazioni del Sole e della Luna. I due corpi celesti venivano raffigurati con sembianze antropomorfe o comunque con la presenza di personaggi umani all’interno. Esempi che ci aiutano a comprendere gli elementi dell’affresco di Visoki Decani ce ne sono a centinaia. Anche nell’arte romanica di casa nostra. Ad esempio la “Deposizione” scolpita da Benedetto Antelami per il Duomo di Parma.”

Bassorilievo marmoreo con la “Deposizione” di Benedetto Antelami

Pavat riporta anche il pensiero di Diego Cuoghi.

In un suo articolo anch’esso reperibile sul web, cita diversi di questi esempi. Miniature di evangelari, affreschi, bassorilievi. Certo, ci sono differenze stilistiche dovute alla mano o alla preparazione culturale dell’artefice ma gli elementi principali sono sempre quelli. Dischi raggiati o meno, con all’interno figure maschili o femminili, a mezzo busto o intere. Il Sole generalmente è una figura maschile con corona raggiata, la Luna è invece una figura muliebre con il crescente montante tipico di Iside-Demetra-Diana. A volte il Sole è reso con un uomo che guida una quadriga trainata da focosi cavalli all’interno di una circonferenza. Inutile sottolineare il lascito da parte delle immagini di Febo Apollo e, addirittura, degli Imperatori Romani che guidano il carro del Sole. Altre volte le figure antropomorfe sono dotate di ali per indicare che si tratta di corpi celesti che si muovono nel firmamento.

Nonostante tutto, qualcuno potrebbe obiettare che, sebbene l’aspetto iconografico appaia come quello tradizionale, l’ignoto artefice vi avrebbe inserito elementi e situazioni che magari aveva avuto modo di vedere con i propri occhi. E la prova di questa asserzione sarebbe costituita dalla gestualità degli angioletti in volo attorno al Crocifisso. Osserviamoli con attenzione. Vediamo che alcuni si portano le mani al volto e si coprono occhi e orecchie. Gli assertori dell’ipotesi ufologica si sono scatenati affermando che si stavano coprendo gli occhi per difenderli dal bagliore prodotto dalle navicelle e le orecchie per proteggerle dal fragoroso boato prodotto dalle stesse in volo. Detto così potrebbe anche sembrare plausibile. L’artefice avrebbe assistito ad un inseguimento in cielo di due navicelle spaziali e al comportamento avuto da testimoni terrorizzati dai bagliori e dal frastuono assordante. E avrebbe riportato tutto nell’affresco.”

I due oggetti volanti” sembrano inseguirsi (con tanto di figura antropomorfa che si volta indietro) perché il Sole (la Luce di Cristo vincitore) sta scacciando al Luna (le tenebre del Male, della Morte).”

Pavlata continua nella sua disamina:

“Quanto al comportamento degli angioletti, la spiegazione è ancora più semplice. Si stanno disperando per la Morte di Cristo e non proteggendosi da bagliori o da fragori di motori stellari. Anche in questo caso i modelli iconografici si sprecano. Ne voglio citare uno soltanto, anche perché è famosissimo. È visibile a Padova, nella Cappella, degli Scrovegni e l’autore è nientemeno che Giotto. Trattasi sempre di un affresco raffigurante la CROCIFISSIONE. Anche Giotto ha dipinto degli angioletti in volo sulla Croce. Alcuni raccolgono in calici il Sangue di Cristo”. Ecco la conclusione di Pavlat: “Nell’affresco della Crocifissione del monastero di Visoki Decani non vi è nulla che non possa essere spiegato alla luce della Storia dell’Arte, dell’iconografia medievale e della simbologia sacra.”

È giusto riportare anche la versione di chi sostiene che nell’affresco ci siano degli UFO.

Alcuni ricercatori indipendenti sostengono che il “pilota” nell’angolo in alto a destra stia guardando la “aeromobile” dietro di lui, come se fosse inseguito. Entrambi i piloti sembrano essere vestiti con tute spaziali. La mancanza di aureola intorno a loro sembra escludere la possibilità che essi siano esseri divini. I teorici tradizionali hanno suggerito che i presunti UFO sono simboli del sole e della luna. Tuttavia, la chiesa cristiana non riconosce il sole o la luna come divinità. Nel momento in cui il dipinto fu creato, questo suggerimento sarebbe stato considerato blasfemo e avrebbe potuto causare la condanna a morte della persona che lo aveva fatto.

Lascio a voi la scelta di chi abbia ragione, facendo solo una piccola osservazione. Indipendentemente dalla presenza o meno di Ufo nell’affresco analizzato, io credo che ci siano altre forme di vita nell’Universo e ipotizzo che alcune di esse abbiano visitato la Terra.

Il miracolo della neve

La “Fondazione della chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma”, più conosciuta come “Il Miracolo della Neve“, venne dipinta da Tommaso di Cristoforo Fini, detto Masolino da Panicale, su ordine del papa Martino V Colonna per la chiesa di Santa Maria Maggiore di Roma intorno al 1428.
Faceva parte di un trittico a due facce e Vasari lo attribuì a Masaccio che invece realizzò solo uno dei pannelli laterali con i santi Girolamo e Battista. Sentiamo cosa ha scritto Roberto Pinotti sul sito Notizieufo.com:

” … abbiamo la rappresentazione visuale di uno stranissimo evento implicante Papa Liborio (352-366 A.D.). Secondo tale tradizione storica, in un sogno il Papa ebbe dagli Angeli l’ordine di costruire a Roma una nuova chiesa nel luogo esatto dove una nevicata miracolosa si sarebbe manifestata. Il giorno dopo, una strana sostanza simile a neve cadde dal cielo contro qualsiasi previsione meteorologica, in una calda giornata d’agosto. Il fenomeno fu limitato alla sola zona di Roma in cui venne poi edificata la basilica di S. Maria Maggiore. Quale fu la causa di questa nevicata “impossibile”? Masolino da Panicale, nella sua pittura, rappresenta una scena dettagliata dell’evento, con la neve che cade da una “nuvola” grossa e allungata, grigiastra e a forma di sigaro, sotto la quale sono visibili delle nuvole più piccole. Un’attenta osservazione di queste ultime, peraltro, mostra che non sembrano nubi normali. Esse sono infatti tutte chiaramente delineate nei loro contorni e tutt’altro che vaporose, e sono poi rappresentate a due a due e in maniera identica con illuminata solo la parte superiore, con la maggior parte dei “dischi diurni” muniti di cupola.”

Prendiamo ora in esame dello scettico Cuoghi:

Riporta Cuoghi che nel testo di Pinotti si accenna a una “strana sostanza simile a neve”, ma nella leggenda originale si parla solo di “neve” che sarebbe miracolosamente caduta a Roma nell’ agosto nell’anno 352.

Secondo la leggenda, narrata dal frate Bartolomeo da Trento nella prima metà del XIII secolo nel Liber epilogorum in gesta sanctorum:

«la mattina del 5 agosto 352 gli abitanti del colle Esquilino ebbero una strana sorpresa: durante la notte era caduta la neve ed un soffice manto ne ricopriva un tratto. Con tale prodigio la Vergine Maria aveva indicato, ad un patrizio di nome Giovanni ed a sua moglie, che in quel luogo desiderava fosse eretto un tempio in suo onore. Da gran tempo i due anziani coniugi, che non avevano avuto figli, desideravano impiegare le loro ricchezze in un’opera che onorasse la Madre di Dio e, a tal fine, la pregavano con fervore affinché mostrasse loro in qual modo potessero esaudire il desiderio. La Vergine, commossa dalla pietà dei due, sarebbe apparsa loro in sogno dicendo che nel luogo ove la mattina seguente avessero trovato la neve caduta miracolosamente durante la notte, dovevano edificare, a loro spese, una chiesa dedicata al nome di Maria. Emozionato dal prodigio, il mattino seguente Giovanni si recò da papa Liberio, a narrargli l’accaduto: il pontefice aveva, durante la notte, sognato la medesima cosa! Liberio, seguito dal patrizio Giovanni e da un grande corteo di popolo e prelati, si recò sull’Esquilino e, sulla neve ancora intatta, segnò il tracciato della nuova chiesa, che fu edificata a spese del patrizio e di sua moglie.» (da: ‘I luoghi giubilari a Roma. Storia, spiritualità, arte’, a cura di Andrea Lonardo, Ediz. San Paolo, 2000.)

Nel suo lavoro Cuoghi però ci tiene a precisare il punto di vista storico:

“Nella realtà le cose sembra siano andate diversamente. La fondazione della basilica di Santa Maria Maggiore sul colle Esquilino, risale agli anni del pontefice Sisto III, intorno alla metà del V secolo, e fu la prima chiesa dedicata alla Madonna, ufficialmente definita “Madre di Dio” dal Concilio di Efeso del 431. Forse venne scelto l’Esquilino come luogo per edificare una chiesa dedicata a Maria per eliminare il culto pagano di Giunone Lucina, alla quale erano dedicate le feste definite “matronalia” che si celebravano in un piccolo tempio sullo stesso colle.
La basilica prese il nome di “ad Nives” non prima del X secolo perchè non vi è traccia della leggenda della neve prima di quell’epoca. Nel XII secolo venne istituita la “Festa Dedicationis Sanctae Mariae ad Nives” e ancora oggi il 5 agosto nella basilica, durante la celebrazione della messa, si fanno cadere sull’altare petali di fiori bianchi. La basilica di Santa Maria Maggiore viene chiamata ” ad Nives” nella bolla di papa Niccolo IV del 1288, e a quell’epoca risalgono i mosaici di Filippo Rusuti che raffigurano la storia del miracolo, visibili ancor oggi sotto la loggia settecentesca che copre la facciata originale […]

La storia del miracolo della neve venne quindi narrata mille anni dopo il leggendario avvenimento, e altri cent’anni passarono prima che Masolino da Panicale raffigurasse la scena nel trittico a due facce destinato alla chiesa di Santa Maria Maggiore. La faccia posteriore del pannello con il Miracolo della Neve contiene una raffigurazione dell’Assunta:

Dicevamo degli “oggetti volanti non identificati”, che sarebbero quelle strane nubi che si trovano sotto una nube più grande sulla quale sono raffigurati Gesù e la Madonna. Ecco un particolare del dipinto, nel quale si nota la neve che cade dalle nubi.

Cuoghi poi si pone una domanda:
“Ma sono davvero tanto “strane” queste nuvole, nel contesto dell’arte del XV secolo? Sembra proprio di no, visto che lo stesso Masolino ha rappresentato nubi simili in altri dipinti, come ad esempio questa Madonna con Bambino.”

Anche altri pittori di quel periodo hanno raffigurato nubi stilizzate nello stesso modo: Ecco alcuni particolari tratti da opere di Benozzo Gozzoli.

Cuoghi continua la sua analisi:
“Si tratta dunque di un modo non realistico ma stilizzato di rappresentare le nubi, come stilizzata e non realistica era l’arte sacra della prima metà del ‘400.Se poi vogliamo analizzare l’evento narrato, la nevicata in agosto, possiamo sì considerarlo straordinario ma non impossibile. Anche in epoche più recenti sono registrati eventi atmosferici eccezionali di questo tipo. Sono documentate nevicate sulle coste della Calabria il 12 maggio del 1755, in Lunigiana il 1 luglio del 1756, mentre a Bologna il 1 giugno del 1491 la neve raggiunse “un piede d’altezza” e tre giorni dopo fu Ferrara a coprirsi di neve. Non è impossibile dunque che il ricordo di un evento straordinario di questo tipo sia stato tramandato oralmente per secoli, arricchendosi di particolari e trasformandosi infine nel “Miracolo della neve”.
Ed eccoci alle sue conclusioni:
“Non ci sono UFO nel dipinto intitolato “Il miracolo della neve” di Masolino da Panicale. La leggenda della nevicata estiva sull’Esquilino è un racconto scritto mille anni dopo l’epoca in cui sarebbe avvenuto il miracolo, e le nubi che tanto hanno fatto discutere certi ufologi rientrano nello stile di diversi artisti della prima metà del ‘400.”
Ancora una volta voglio riportare le parole di chi la pensa diversamente, Emilio Acunzo, che ha scritto un articolo interessante sul magazine UFO International.
Scrive Acunzo contestando l’analisi di Cuoghi:

“Per lo scettico (n.d.r.: si riferisce a Cuoghi) le nuvole non avrebbero niente di anormale. Collegando il quadro ad altri dipinti fatti dallo stesso autore. (Masolino) considera le nuvole del “Miracolo della neve” simili ai quadri [messi come paragone da Cuoghi]Personalmente ritengo che interpretare un quadro basandosi su altre rappresentazioni dello stesso artista non sia un metodo preciso ma piuttosto approssimativo, in quanto è possibile che un pittore durante la sua attività possa cambiare tecnica […] È palese che la rappresentazione del miracolo della neve è completamente diversa dai quadri [proposti come paragone da Cuoghi] Mentre gli altri quadri sono icone relative alla Madonna, ovvero simboli cattolici, Il miracolo della neve rappresenta un episodio reale, quindi penso sia difficile collegare le diverse nuvole, ma se vogliamo per forza collegarle, mi chiedo dove lo scettico trova questa similitudine […] sono simili? No, anzi aumentano i dubbi.”

Lascio a voi decidere cosa pensare e quali ipotesi scegliere tra Acunzo e Cuoghi. Acunzo continua nella sua disamina:

“A questo punto possiamo ipotizzare che, secondo i parametri di Masolino, durante la sua carriera abbia avuto un’amnesia artistica tale da disegnare come un bambino di 3 anni, del resto è difficile immaginare che una nevicata venga rappresentata da nuvole allineate, oblique. Solo la fantasia di un bambino può arrivare a questo e non un pittore affermato, tranne se questo voglia attribuire un significato diverso da quello ipotizzato dallo scettico”.

Non voglio aggiungere altro. A mio avviso avete tutti gli elementi per giudicare chi abbia ragione. Prima di concludere però voglio ribadire un concetto. Il fatto che nei quadri ci siano o meno degli UFO non influisce sulla reale possibilità che essi esistano. Ritengo che studiosi seri come Pietro Buffa e Mauro Biglino stiano portando numerosi indizi a riguardo dell’intervento esterno, in relazione alla creazione dell’essere umano. È probabile che ci siano già sulla Terra esseri venuti dallo spazio e che questi abbiano avuto un ruolo importante nella nostra “fabbricazione”. E questo non può essere né confutato né comprovato da alcun quadro o affresco. Meglio guardar la luna e non curarsi del dito che la indica.

Ad Astra

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