Gragnola – Castello dell’aquila

“La possente struttura quadrilatera ricordava un nido di rapaci, e forse proprio da quello dipendeva il suo nome, anche se gli storici non ne avevano alcuna certezza. Dopo aver risalito la stradina che dal borgo portava al castello, parcheggiarono nello spiazzo sterrato e, proseguendo a piedi, oltrepassarono il maestoso portone d’accesso. Sembrò loro di essere stati catapultati indietro nel tempo. Restarono affascinati dal rivellino, la struttura difensiva posta a protezione della porta, ormai trasformata in una sorta di giardino pensile che dominava la vallata sottostante. Martin scrutò la garitta di vedetta, dove secoli prima sostavano le sentinelle, e si immaginò come potesse essere a quell’epoca. Lara gli fece cenno di seguirla. Passarono di fianco alla polveriera, dove anticamente erano custodite le munizioni, e raggiunsero il cortile delle armi. Qui si affacciava l’antica loggia cinquecentesca e lo svettante torrione di guardia. Il maniero, risalente al XIV secolo, custodiva un arcano affascinante, quello di un misterioso cavaliere ucciso dal dardo di una balestra.”

da Rosso Scarlatto

Il Castel dell'Aquila di Gragnola, Fivizzano. Aggiornato 2021.
Castello dell'Aquila | Istituto Valorizzazione Castelli - Castelli della  Lunigiana

Una prima fortificazione difensiva fu forse eretta in epoca altomedievale, tra il IX e il X secolo da nobili famiglie locali come i Bianchi d’Erberia, prima dell’arrivo dei Malaspina. Personaggio principale del castello fu Spinetta Malaspina il Grande, figlio di Gabriele, marchese della Verrucola, che lottò con Cangrande Della Scala contro Castruccio Castracani per l’egemonia sulla Lunigiana orientale. Dopo la morte di Castruccio, Spinetta riconquistò la zona nel 1340, quando spostò il centro del feudo dalla Verrucola a Fosdinovo, di cui Gragnola faceva parte.
Gragnola divenne feudo indipendente nel 1393 con Leonardo Malaspina, fratello di Spinetta II, anche se la dinastia terminò subito con il figlio Lazzaro II, fautore della strage della Verrucola del 1418. Una seconda dinastia cominciò nel 1445 dopo l’intervento fiorentino che ridiede il feudo ai Malaspina di Fosdinovo con Antonio Alberico, il cui figlio Lazzaro III, divenne il nuovo marchese del Castel dell’Aquila e i suoi discendenti tali rimasero fino all’estinzione del feudo nel 1642 con Alessandro Malaspina, morto senza figli. Il castello tornò quindi dopo una lunga disputa ereditaria sotto il feudo di Fosdinovo.

STRUTTURA

È difficile ricostruire le vicende architettoniche del maniero. Probabilmente il possente mastio è del XIII secolo, ma è dopo la nascita del feudo di Gragnola del XIV secolo che il castello viene ingrandito e abbellito in residenza. Al XV-XVI secolo risale la costruzione delle mura, del barbacane rotondeggiante e della scarpatura. Con la fine del feudo e il declino malaspiniano, il castello non rivestì più un ruolo di primo piano, venendo abbandonato e ulteriormente danneggiato dal terremoto che colpì la Lunigiana nel 1920.
Solo con l’inizio degli anni Duemila è tornato all’antico splendore grazie alla nuova proprietaria, Gabriella Girardin e ad una minuziosa opera di restauro. Oggi completamente recuperato, il castel dell’Aquila è una possente struttura formata da un unico corpo di fabbrica, simboleggiato dall’alto mastio quadrilatero e da tre torri angolari. Sul cortile interno rialzato e circondato da mura a merlatura guelfa, si affacciano tutti gli edifici abitativi, il grande salone con copertura a botte, la cappella del crocifisso, con un affresco del 1600 e la foresteria cinquecentesca.

CURIOSITA’

L’origine del nome del castello non è scontato. Il riferimento all’aquila non indica necessariamente l’animale o che il castello si trovi in posizione particolarmente elevata.
– Oggi il castello è anche una struttura turistica con nove stanze ricavate nella torre.
– Il legame di Gragnola con Fosdinovo continuò fino al 1982. Enclave nel territorio di Fivizzano, un referendum della popolazione di Gragnola e Cortila ne sancì il passaggio comunale.
– Durante i lavori di restauro del castello, venne rinvenuto lo scheletro di un cavaliere di inizio Trecento, colpito da una freccia di balestra rimasta incastrata nell’unione di due vertebre. La prova del carbonio 14 a cui fu sottoposto, dimostrò appunto trattarsi di un cavaliere, per la consunzione del femore, di 35 anni circa, alto 1 metro e 70, immediatamente seppellito in modo adeguato per la disposizione delle ossa nella tomba. La sua identità è rimasta ignota, forse un messaggero del nord Europa. Nel castello è presente un calco dello scheletro.

tratto da https://www.terredilunigiana.com/castelli/castellogragnola.php

Purtroppo al momento il castello è CHIUSO e NON VISITABILE

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